Indro Montanelli, un simbolo dell’incoscienza coloniale della società italiana. Uno che ha personalmente partecipato all’invasione criminale dell’Etiopia, che ha sempre minimizzato la sua gravità, che ha sempre negato l’uso dei gas venefici e dei metodi di guerra illegali di cui oggi abbiamo ampia prova storica; uno che vantava con tranquillità di aver sposato una dodicenne etiope “regolarmente acquistata”, perché “in Etiopia si sposano a 12 anni”, dimenticandosi di essere un soldato aggressore in stato di occupazione.
Il fenomeno abominevole del “madamato”, attraverso cui i soldati fascisti si prendevano delle concubine di guerra minorenni, che dopo il consumo, come fece Montanelli, avrebbero lasciato senza problemi o gestito come una mera proprietà.
Ed è ancora più abominevole trovare la statua commemorativa di Indro Montanelli proprio nel parco di Porta Venezia a Milano, nella stessa zona in cui si trova il quartiere storico della comunità Etiope e del Corno d’Africa, come celebrazione dell’amnesia coloniale e provocatorio sbeffeggio della lotta dei martiri.
E qui trovate un’altra intervista in cui lo stimatissimo giornalista parla candidamente della bambina etiope di 12 anni che aveva “regolarmente comprato” dal padre. Con lo stesso candore la definirà “un animalino”, acquistato insieme ad un cavallo ed un fucile, a prezzo d’ingrosso.
Il buon Indro le aveva dato un bel tucul coi polli, sicuramente realizzando il sogno infantile di questa bambina, di servire sessualmente e materialmente un soldato aggressore che stava sterminando il suo popolo e annientando la sua civiltà.
Il buon Indro tuttavia dovette cederla, da gran signore qual era, al generale Biroli, affinché andasse ad ingrassare il suo harem coloniale da pedofilo.
Un documento che la dice lunga sul degrado morale introdotto dagli italiani in Etiopia (loro, i civilizzatori cristiani!) e sull’ ignoranza spregevole della società italiana che non ha mai fatto i conti con i propri crimini.











