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Haile Selassie I - Insegnamenti

Attenti all’Indipendenza Illusoria

“Comunque, questo conseguimento non può avere un impatto sul credito dei popoli Africani se l’indipendenza ottenuta è soltanto nominale. In tale situazione, l’emersione dal colonialismo non è altro che illusoria, e l’uso della parola ‘indipendenza’ costituirebbe non soltanto una distorsione, ma anche un disservizio alla causa della libertà Africana, erigendo uno schermo dietro cui quelle stesse influenze straniere che finora si sono rivelate al mondo come interessi coloniali, possano, sotto travestimento, continuare ad operare”.

– Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I

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Haile Selassie I - Insegnamenti

Portare Avanti la Causa dell’Educazione

“E’ passato il tempo di offrire al nostro paese un servizio a parole. Il bisogno impellente del nostro popolo è l’educazione, senza cui non possiamo mantenere la nostra indipendenza. La prova del vero patriottismo è riconoscere questo fatto: nel caso di coloro che possiedono i mezzi, significa fondare scuole, e portare avanti la causa dell’educazione in ogni modo. Il progresso deve essere realizzato poco a poco. Ho costruito questa scuola come un inizio e come un esempio, e mi appello agli abbienti in mezzo al popolo affinché lo seguano”.

– Sua Maestà Imperiale Haile Selassie il Primo –

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Haile Selassie I - Insegnamenti

Religiosi e Laici Devono Coordinare i loro Sforzi

“Risolvere ed alleviare i molteplici problemi che assediano il mondo non è delegato soltanto alle potenze temporali. I leader spirituali e i laici hanno anche il sacro dovere di coordinare i loro sforzi per far avanzare la causa del genere umano”

–  Sua Maestà Imperiale Haile Selassie il Primo –

 

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Haile Selassie I - Testimonianze

Generale E.Virgin, Alto Militare Svedese, 1936

“Sua Maestà l’Imperatore Haile Selassie I, Re dei Re, Scelto di Dio, Leone Conquistatore del Lignaggio di Giuda, discendente di Re Salomone e della Regina di Saba, siede immobile, avvolto nel suo setoso mantello nero che nasconde l’altro suo vestito. I pensieri di ognuno involontariamente si volgono all’immagine di un qualche dio Orientale, fin quando non ci si avvicini e si possano distinguere i suoi tratti. E’ un individuo vivente, pensante, senziente che siede sul trono imperiale d’Abissinia. I suoi occhi sono tersi, saggi e penetranti. Dall’alta fronte scaturisce il naso delicato, ben proporzionato. La forse debole bocca è attorniata da una corta barba e baffi, nero carbone come i suoi spessi capelli. Il colore del suo volto è bronzo dorato scuro. Quando dà la sua mano insolitamente ben-formata, piccola ma forte, un sorriso luminoso accende i tratti scuri e gli occhi tristi.”
(Tratto da “The Abyssinia I Knew”, Generale Virgin, London 1936, pag. 62)
“Aveva gli occhi fiammeggianti come fuoco, i piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo. La voce era simile al fragore di grandi acque. Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza.”
(Apocalisse 1, 15-16)
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Poesia Spirituale

Ode per Addis Abeba

Un’ode per Addis Abeba dallo storico monumento della Capitale, il  “Tiqur Anbessa“.

È una delle poesie contenute nel nostro ultimo libro, “Lungo i Fiumi di Babilonia”, che potete ricevere mediante servizio postale scrivendoci su info@rastafari-regna.com

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Haile Selassie I - Insegnamenti

La Crescita è un Processo Lento e Graduale

“Lo standard di vita goduto nelle nazioni altamente sviluppate del mondo non è stato conseguito da un giorno all’altro, e neppure è stato ottenuto facilmente o senza fatica e sacrificio immensi. La crescita economica e sociale è un processo laborioso e lento. Lo sviluppo è il risultato accumulato di intensi sforzi su lungo termine. Non è abbastanza che una nazione desideri lo sviluppo e la maturità economica, proprio come un bambino non può diventare un uomo soltanto volendolo. Si richiede tempo, ed esperienza, e prova ed errore. I processi e i requisiti della natura non possono essere ignorati o evasi. Il bambino deve prima gattonare, e poi camminare, prima di poter correre. Così, anche una nazione deve progredire attraverso stadi successivi di crescita, prima di raggiungere lo stadio in cui sia possibile uno sviluppo rapido e in continua accelerazione.”
– Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I –
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Guerra Italo-Etiopica

La Profezia del Ritorno di Haile Selassie I – Lino Calabrò 1988

Una preziosissima testimonianza sul conflitto Italo-Etiopico e sui crimini fascisti la possiamo fatalmente ritrovare in un testo di chiara matrice fascista, scritto da un funzionario di governo coloniale, pieno zeppo di propaganda e razzismo contro la popolazione e le autorità dell’Etiopia, pubblicato in una collana diretta da Renzo de Felice, grande storico italiano di destra. Ma questo aspetto del testo rende la testimonianza ancora più attendibile ed evidentemente onesta ed oggettiva.

“Intermezzo Africano – Ricordi di un Residente di Governo in Etiopia (1937-1941)”, Lino Calabrò, Bonacci Editore, 1988, pag. 41-42:

“Qualche giorno dopo il mio rientro, le guardie della Residenza mi accompagnarono in ufficio uno strano personaggio che godeva fama di prevedere e predire il futuro. Lo ‘stregone’, un vecchio dalla candida e lunga barba, era accusato di aver dichiarato pubblicamente che, dopo cinque anni di dominazione italiana, il Negus sarebbe rientrato in Etiopia e avrebbe ripreso il suo rango.

Gli chiesi se tale accusa rispondesse a verità ed egli, calmo ed imperturbabile me lo confermò, aggiungendo che, quando prediceva il futuro, era soltanto uno strumento del suo ‘spirito guida’ e quindi non era responsabile delle predizione che faceva.

Rimasi colpito dalla serenità con la quale egli reagiva ad un’accusa passibile di una severa punizione e, lontano le mille miglia dal pensiero che quanto da lui detto potesse avverarsi, gli chiesi sorridendo se il suo ‘spirito guida’ in quel momento non gli suggerisse nulla sul suo conto. Egli mi rispose di no. Ed io gli feci notare che non poteva fare molto affidamento su questo ‘spirito’ perché esso avrebbe dovuto anche avvertirlo che le sue dichiarazioni gli sarebbero costate tre giorni di prigione.

Lo avrei volentieri lasciato andare se questo non avesse provocato il risentimento delle guardie che lo avevano arrestato. Risolsi perciò in modo scherzoso e dando scarsa importanza al fatto, una situazione che, data la mentalità superstiziosa dei nativi, avrebbe potuto avere sgradevoli ripercussioni. Non immaginavo che quella predizione si sarebbe esattamente avverata.”

Infatti, l’Imperatore Haile Selassie I rientrerà ad Addis Abeba il 5 Maggio 1941, cinque anni esatti dal 5 Maggio 1936, il giorno in cui i fascisti avevano occupato Addis Abeba. E questo corrispondeva ad una profezia, di cui si parla anche nei libri scritti dall’Imperatore, che era stata predicata in Etiopia durante l’occupazione, e dunque la testimonianza di Calabrò dimostra l’effettiva potenza dello spirito profetico e biblico presente in Etiopia. Oltre a questo, probabilmente, egli rivela anche lo spirito di Ponzio Pilato, prettamente romano, che al tempo di Cristo stava opprimendo la Terra Santa.

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Chiesa Ortodossa Etiope

Il Digiuno (“Tzom” ጾም)

Poiché ci troviamo nel periodo quaresimale dell’Etiopia, che quest’anno coincide con il mese islamico del Ramadan che ad esso si ispira, è giusto e appropriato parlare del Digiuno secondo la tradizione Ortodossa Etiope, che anche i Rasta praticano.

Il Digiuno è chiamato in lingua antica Ge’ez “Tzom” ጾም, una parola molto simile a “Tzeme” ጸመ – che significa “essere sordi” o “muti” – a “Tz(e)mit” ጽሚት – che indica “il silenzio” o “il segreto” – e “Tzema” ጸምአ – che vuol dire “avere sete”. Il termine è chiaramente imparentato con l’Arabo “Sawm” ﺻﻮﻡ utilizzato dai musulmani.

Secondo la regola più rigorosa, nei giorni di digiuno ci si astiene completamente da acqua e cibo fino al tramonto (le 6 del pomeriggio), per poi consumare un solo pasto vegano (senza carne né pesce né derivati animali), ci si astiene dagli atti sessuali, dagli alcoolici e dal fumo. Molti fedeli tuttavia praticano una formula più morbida, spezzando il digiuno alle 3 del pomeriggio. Aldilà dell’astensione alimentare, ogni periodo di Tzom è concepito come un momento di continenza generale che implica anche il guardare, l’udire e il pronunciare soltanto cose spirituali e virtuose.

La funzione del digiuno è biblicamente triplice:

1) Quando il Signore fu tentato dal Diavolo nel deserto, durante la Sua Quaresima, egli rifiutò di trasformare una pietra in pane e mangiare, dicendo: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Matteo 4,4). Attraverso il digiuno riscopriamo e potenziamo la nostra essenza angelica e spirituale, e ci esercitiamo nel governo degli impulsi, delle passioni e dei desideri della carne, affinando la forza di volontà.

2) Quando gli apostoli gli chiesero riguardo agli esorcismi, il Signore insegnò che “questo genere di demoni non si scaccia se non con la preghiera e col digiuno” (Matteo 17,21). Il digiuno ha dunque un potere di purificazione dagli spiriti cattivi e dai peccati (è uno dei cinque strumenti di espiazione). Anche dal punto di vista fisico, è stato scientificamente accertato come il digiuno faccia riposare il metabolismo ed aiuti ad espellere tossine dal corpo.

3) E’ uno strumento per rafforzare la preghiera e un sacrificio vivente per dimostrare a Dio la propria sottomissione e il proprio amore: “Così abbiamo digiunato e implorato da Dio questo favore ed egli ci è venuto in aiuto.” (Esdra 8,23)

I periodi di digiuno sono precisamente scanditi dalla tradizione, e sono obbligatori per ogni fedele a partire dai 7 anni di età, seppur vi siano alcune categorie – come i malati, le donne incinte e chi è in viaggio – che sono naturalmente esentate. Abbiamo così 7 digiuni fondamentali durante l’anno:

1) Il “Digiuno della Salute” (ጾመ፡ድኅነት “Tzome Dehnet”), ovvero tutti i mercoledì e tutti i venerdì, eccetto nei cinquanta giorni successivi alla Pasqua, in cui il digiuno è vietato. Il mercoledì è il giorno in cui i nemici di Cristo si riunirono per deciderne l’uccisione, mentre il venerdì è il giorno in cui il Signore fu ucciso. La tradizione antica dei due giorni di digiuno settimanali è attestata biblicamente in Luca 18, 11-12, in cui il fariseo afferma: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo”.

2) Il “Grande Digiuno” (ዐቢይ፡ጾም “Abiy Tzom), ovvero la Quaresima, che inizia 8 settimane – 55 giorni – prima della Pasqua, e ricorda il digiuno che il Signore praticò nel deserto di Qorontos, vicino Gerico, subito dopo il Suo battesimo e prima di cominciare a predicare pubblicamente. La sua data è mobile.

3) Il “Digiuno di Ninive” (ጾመ፡ነነዌ “Tzome Nenewie), che commemora la predicazione del profeta Giona presso la città di Ninive e il digiuno proclamato dai suoi abitanti per salvarsi dalla distruzione: “Giona cominciò a percorrere la città, per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta». I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo” (Giona 3,4-5). Si tratta di un digiuno di 3 giorni, il Lunedì, il Martedì e il Mercoledì della terza settimana che precede l’inizio della Quaresima, e la sua data è dunque mobile.

4) Il “Digiuno della Vigilia” (ጾመ፡ገሃድ “Tzome Gehad”) è quello che viene praticato nel giorno che precede il Natale (Lidet, 7 Gennaio), e l’Epifania (Timqet, 19 Gennaio)

5) Il “Digiuno degli Apostoli” (ጾመ፡ሐዋርያት “Tzome Hawaryat”) commemora il digiuno praticato dagli Apostoli subito dopo aver ricevuto lo Spirito Santo a Pentecoste, e prima di iniziare la loro predicazione. Di questo periodo di astensione successivo alla Sua ascensione, parlò il Cristo nel Vangelo, quando gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: “«Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.” (Matteo 9, 14-15). Comincia il Lunedì dopo la Domenica di Pentecoste (Peraqlittos) e termina il 12 Luglio con la festa di Pietro e Paolo. Essendo la Pentecoste una data mobile, il digiuno ha durata variabile, da un minimo di 14 giorni ad un massimo di 44.

6) Il “Digiuno dei Profeti” (ጾመ፡ነብያት “Tzome Nebyat”), commemora il digiuno praticato dai profeti antichi mentre annunciavano la venuta del Signore e pregavano per essa. Comincia il 24 Novembre e finisce con la vigilia di Natale, il 6 Gennaio, durando così 43 giorni.

7) Il “Digiuno dell’Assunzione” (ጾመ፡ፍልሰታ “Tzome Felseta”), commemora il digiuno praticato dagli Apostoli prima della sepoltura, resurrezione ed assunzione in Cielo della Vergine Maryam, 50 anni dopo la nascita di Cristo. Dura 15 giorni, dal 7 al 22 Agosto.

Di Sabato, Domenica, nei giorni di festa e nei 50 giorni successivi alla Pasqua è vietato digiunare. E’ questa la ragione per cui il Cristo ordinò ai suoi discepoli di andare a raccogliere il grano nei campi di Sabato (Marco 2, 23-28), al fine di non profanare la festa.

Il Signore ci ordina di non fare uno spettacolo delle pratiche penitenziali e del digiuno, e di mantenere il massimo riservo a riguardo: “E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.” (Matteo 6, 16-18)

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Bob Marley

La Copertina “Etiope” di EXODUS

SAPEVI CHE sulla copertina di “Exodus”, l’album di Bob Marley del 1977, ogni lettera che compone graficamente il titolo è una regolare lettera dell’alfabeto Etiope Ge’ez (seppur ruotata), e non un semplice adattamento estetico dei caratteri ?

La prima “E” è una Hiet ሕ sdraiata su un lato. La “X” è intelligentemente prodotta con una Taw ት capovolta e lievemente inclinata. La “O” è un Ayn ዑ. La “D” è ricreata con una Fie ፍ capovolta. “U” è una Hiè ህ, e “S” è una Yod al quarto ordine di vocalizzazione, ያ.

In questo modo, Berhane Selassie (il nome di battesimo etiope di Bob Marley) insegnava l’importanza del rimpatrio linguistico verso l’Etiopia.

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Chiesa Ortodossa Etiope

La Settimana di “Berhan” ብርሃን

Come abbiamo scritto molte volte in passato, la Chiesa Etiope festeggia il natale di Cristo il 7 Gennaio (29 Tahsas), diversamente dalla Chiesa Cattolica romana che utilizza un calendario manipolato (quello gregoriano) e ha sviluppato i suoi costumi liturgici in continuità con il paganesimo e le festività romane legate al solstizio invernale.
Il gozzoviglio consumistico a cui assistiamo in questi giorni, in cui Cristo è completamente rimosso dalla coscienza delle persone e i veri protagonisti sono i soldi e il maiale, non è altro che il travestimento cristiano dei “Saturnalia” romani, che si verificavano in questi stessi giorni e in cui gli antichi pagani praticavano orge senza limite né decenza.
In Etiopia, invece, questo è un periodo di digiuno preparatorio. Le tre settimane che precedono il “Lidet” (Natale Etiope) hanno un nome specifico che ne manifesta il tema liturgico: la prima si chiama ስብከት “Sebket” (Predicazione), la seconda ብርሃን “Berhan” (Luce), e la terza ኖላዊ “Nolawi” (Pastore).
La settimana in cui ci troviamo, in cui generalmente cade il Natale cattolico, è quella di “Berhan”, che celebra la venuta del Signore come Luce che illumina le tenebre, secondo quanto affermato dalla Scrittura profetica per bocca di Isaia, capitolo 9:
“Il popolo che camminava nelle tenebre
vide una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse …
Poiché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.”
Quelle tenebre rappresentano proprio il paganesimo d’ignoranza e immoralità in cui il mondo si trovava prima dell’avvento di Cristo, e che tuttavia Babilonia è riuscita a restaurare subdolamente come se nulla fosse avvenuto.
E’ curioso notare come questa ricorrenza Etiope richiami sia il solstizio invernale – in cui le ore di oscurità giungono alla massima estensione – sia l’impalcatura d’illusione (una parola che ha la stessa radice di “luce”), fatta di luci e lucette colorate, con cui questo sistema manipola la percezione spirituale del tempo e tenta di sostituire il vero ricordo di Cristo con un’abbuffata ipocrita e ingrata, in cui tutti si lanciano sulla torta senza nemmeno salutare il Festeggiato.
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