Categorie
Haile Selassie I - Testimonianze

RADIOCORRIERE – 21 Luglio 1963

“Tuttavia l’Imperatore ha mostrato di comprendere i problemi del Paese, imboccando la strada delle caute riforme sociali, della lotta all’analfabetismo, aprendo le porte alla collaborazione internazionale. Oggi in Etiopia si possono incontrare tecnici ed esperti di ogni parte del mondo. Non solo italiani, molti dei quali sono rimasti sin dai tempi dell’occupazione e che godono tuttavia di molta stima e simpatia, ma inglesi, francesi, russi, americani, svedesi. L’Etiopia è il Paese africano che ha il maggior numero di rappresentanze diplomatiche all’estero. La politica di Haile Selassie è molto cauta ed accorta: una linea di neutralismo che si avverte anche nella costante ricerca di equilibrare gli aiuti internazionali sempre in modo che l’apporto di nessun Paese possa prevalere decisamente su quello degli altri.

Questo equilibrio, questo acuto senso della moderazione e dell’arte del possibile, l’anziano imperatore cerca ora di esercitarlo sul piano della politica continentale portando l’Etiopia in una posizione d’avanguardia nell’impegno per l’indipendenza e l’unità dell’Africa”.

Condividi:
Categorie
Haile Selassie I - Video

Davide ha battuto ancora Golia – 1941

“E’ bene che siate qui a registrare questa immagine di Me, nel giardino del mio palazzo ad Addis Abeba. La gente che vedrà questo in tutto il mondo, realizzerà che persino nel 20° secolo, con fede, coraggio e una giusta causa, Davide batterà ancora Golia”.
S.M.I. Haile Selassie I / 1941 dopo la vittoria contro l’Italia Fascista
WiseWork by bro Yo-Seyf.
Condividi:
Categorie
Guerra Italo-Etiopica

La Dichiarazione del Re dopo le Dimissioni di Mussolini (1943)

LA DICHIARAZIONE DI HAILE SELASSIE I DOPO LE DIMISSIONI DI MUSSOLINI DA PRIMO MINISTRO DELL’ITALIA (25 Luglio 1943)

“Qui in Etiopia la notizia delle dimissioni di Benito Mussolini è stata ricevuta con grande soddisfazione.

Essa segna il completo collasso di tutte le sue speranze come leader del Fascismo vittorioso. Sta già sollevando le speranze degli uomini nei territori occupati dal nemico, e potrebbe essere il primo segno di un rapido deterioramento nel morale delle forze dell’Asse ovunque.

I crimini del Duce sono stati molti e seri. Essendo stata una delle sue vittime, l’Etiopia vede nel superamento di Mussolini l’inizio della rivendicazione di quelle forze di giustizia e umanità che egli ha sfidato così brutalmente per 21 anni. Egli porta una pesante responsabilità per i molti crimini commessi sotto i suoi ordini sia in Etiopia che in Italia che al di fuori del suo paese.

Mussolini fu il primo ad introdurre metodi di banditismo nelle politiche Europee del giorno presente. I suoi crimini sono pesanti quanto quelli di Hitler. A Mussolini, che non ha esitato ad utilizzare il gas venefico attraverso Badoglio (il Maresciallo Pietro Badoglio, leader della conquista Italiana dell’Etiopia e successore di Mussolini come Premier Italiano) contro un popolo indifeso e ad ordinare il massacro su larga scala di una popolazione innocente, certamente non dovrebbe essere permesso di finire i suoi giorni in sicuro ritiro.

Mi è stato chiesto se nella corte criminale internazionale post-bellica, l’Etiopia chiederà il permesso di punire Mussolini. La mia risposta è che per quanto sia importante che Mussolini sia punito, questo è soltanto l’aspetto negativo del ristabilimento dei principi di giustizia internazionale. L’Etiopia è meno interessata alla vendetta per il passato di quanto non lo sia alla giustizia per il futuro.

E’ molto importante che si dia all’Etiopia l’opportunità di partecipare alla costruzione e al mantenimento di istituzioni internazionali che prevengano l’insorgenza di bulli politici che calpestino i diritti delle piccole nazioni. Abbiamo sofferto troppo per non essere consapevoli di quanto sia necessario cooperare nelle politiche che disporranno il rispetto della regola della legge in mezzo alle nazioni.

La caduta di Mussolini spiana soltanto il sentiero alle forze della giustizia affinché emergano. In sé stessa non è garanzia che la giustizia abbia trionfato. E’ un’opportunità, proprio come la caduta di Hitler e dell’imperialismo Giapponese ne fornirà una ancor maggiore, di rimodellare il fondamento della nostra società con giustizia.” #QHS

Nell’immagine in allegato, una caricatura di Arthur Szyk del 1941.

Condividi:
Categorie
Haile Selassie I - Testimonianze

Grande Dizionario Enciclopedico UTET – 1957

“HAYLA SELLASE I. Imperatore di Etiopia (Harar, 1891 – vivente). Nipote, per parte di madre, di Menelik, ras Tafari Makonnen (tale è il suo nome originario), studiò ad Addis Abeba, poi fu governatore del Sidama e nel 1911 dell’intero Harar. Proclamato erede al trono in seguito alla caduta di Iyasu nel 1916, assunse il titolo di ‘negus’, finché, per la morte dell’imperatrice Zauditù, di cui era stato reggente, divenne nel 1930 ‘negus neghesti’ (re dei re). Già era riuscito come reggente a far ammettere l’Etiopia nella Società delle Nazioni (1923), a istituire una rappresentanza presso gli Stati europei, a firmare un trattato ventennale di amicizia con l’Italia nel 1928. Come sovrano la sua azione fu ispirata da accorto senso delle possibilità e da sincero desiderio di avviare l’Etiopia a forme di vita economica, politica e sociale più moderne. Nel luglio 1931 emanò una costituzione bicamerale, che mirava a mitigare il potere feudale dei ras latifondisti e a rafforzare l’autorità monarchica. Decisiva fu, nel suo regno, la crisi del 1935-36 con l’Italia fascista. L’aggressione ordinata da Mussolini portò, dopo una guerra abbastanza rapida, alla conquista di tutta l’Etiopia da parte italiana e poi a una guerriglia di resistenza da parte di Hayla Sellase I, che infine dovette riparare al di là dei confini. Tornato il 5-V-1941 ad Addis Abeba, Hayla Sellase I seppe destreggiarsi fra le correnti xenofobe interne e le pressioni degli Inglesi occupanti e, servendosi con abilità delle trasformazioni sociali ed economiche compiute dagli Italiani, nonché dell’aiuto finanziario e tecnico degli Inglesi e degli Americani, cercò di accelerare lo sviluppo strutturale dell’Etiopia. Riuscì di fatto a promuovere la formazione di un primo nucleo dirigente e a varare nel novembre 1955 una nuova, più moderna costituzione fondata sul suffragio universale. Nel campo internazionale ottenne significativi successi con la firma della Carta dell’O.N.U., la partecipazione alla Conferenza di Londra del 1947 sulla questione dei territori italiani d’Africa, l’acquisto della corona dell’Eritrea nel 1950, i viaggi nelle capitali mondiali nel 1954.”

(Tratto dal “Grande Dizionario Enciclopedico”, Utet 1957)

Condividi:
Categorie
Haile Selassie I in Italia

N.Adelfi – La Stampa – 10 Novembre 1970

“INTERVISTA IN TRENO CON HAILE SELASSIE

‘Le vicende tristi della guerra sono acqua passata’ – Apprezza negli italiani ‘la loro volontà di lavorare e il fatto che ovunque essi vadano cercano di vivere in armonia con la gente del posto’

S.Margherita L. 9 novembre.

Il treno messo a disposizione dell’Imperatore d’Etiopia dal presidente Saragat ha iniziato il viaggio da Roma a Santa Margherita Ligure alle 16,45. Il Negus si è subito appartato in compagnia di due cani che lo seguono dappertutto nei suoi viaggi, di razza ‘ciuoa’: sono piccoli, con gambe esili, orecchie a sventola. Nervosi e intelligenti. Il beniamino del Negus si chiama ‘Lulù’ e di lui si dice che ha qualità d’intuito e di premonizione addirittura straordinarie. Si racconta che lunghe e affettuose siano le conversazioni tra l’Imperatore e il suo diletto ‘Lulù’.

Ad un certo momento, grazie ad un ingegnoso apparecchio radio messo a punto dal colonnello Mario D’Enrico in appena tre giorni, il Negus ha potuto telefonare due volte ad Addis Abeba con i suoi familiari e con diversi ministri. Poi si è collegato col presidente Saragat e in francese gli ha rinnovato i suoi sentimenti di sincera gratitudine per la cordialità e l’affettuosità delle accoglienze ricevute a Roma, a Orvieto e a Viterbo.

Dopo Cecina il Negus ha acconsentito a ricevere nel saloncino presidenziale una decina di giornalisti italiani e stranieri. E’ toccato a me essergli presentato per primo, e a nome dei colleghi ho pregato l’imperatore di darci qualche impressione del suo viaggio in Italia, ora che la parte ufficiale era terminata.

Il Negus ha cominciato col rispondere in inglese, ma poi ha preferito continuare in amarico e via via una persona del suo seguito ci dava la traduzione, sempre in inglese.

Hailé Selassié ha esordito mettendo bene in chiaro che il suo non è un viaggio turistico. Quarantasei anni fa egli fu accolto dal governo italiano con manifestazioni di amicizia e ora egli è tornato in Italia per rafforzare quei legami e porli su una base più duratura. Le vicende tristi e sfortunate della guerra ormai sono acqua passata. Gli etiopi hanno veramente dimenticato quello che avvenne in quei tristi anni. Questo è dovuto soprattutto al fatto che sono mutate le condizioni del mondo e mutato è anche il governo in Italia. Dovunque egli si sia recato, ha proseguito il Negus, ha potuto vedere con quanta amicizia la gente comune lo ha accolto e lo ha acclamato.

Sul piano governativo le relazioni attuali tra l’Italia e l’Etiopia non potrebbero essere più amichevoli e i frutti si vedranno con l’ulteriore collaborazione politica ed economica.

Ad un certo punto l’imperatore ha ricordato che quando egli ritornò sul trono ad Addis Abeba invitò i suoi compatrioti a trattare gli italiani secondo le prescrizioni delle sante scritture. Essi acconsentirono di buona voglia e da quel momento i rapporti tra gli italiani che vivono in Etiopia e gli etiopi si sono sempre svolti in un clima di uguaglianza e di rispetto reciproco.

Il Negus ha messo poi l’accento sul contributo dato dagli italiani in Etiopia in tutti i campi, specialmente in quello economico. Ormai essi si sentono a casa loro e vivono in mezzo agli etiopi rispettandone le usanze e la mentalità. A una domanda di un collega l’imperatore ha detto che il tempo per odiare è passato. Ora nel mondo non dovrebbe esserci più posto per l’odio. Ad un’altra domanda ha risposto: ‘Le due qualità che più apprezzo negli italiani è la loro volontà di lavorare veramente esemplare e il fatto che ovunque essi vadano cercano di assuefarsi alle condizioni locali e di vivere in armonia con le genti del posto’.

A Livorno il treno ha sostato per pochi minuti, però sono stati sufficienti per far adunare un centinaio di persone attorno alla carrozza presidenziale. Insistenti applausi hanno indotto il Negus ad affacciarsi al finestrino. Scorta una donna con un bambino in braccio il Negus l’ha invitata ad avvicinarsi e ha messo nelle mani del bambino una medaglia con la sua effigie.”

“La Stampa” 10 Novembre 1970, articolo di Nicola Adelfi

Condividi:
Categorie
Haile Selassie I - Testimonianze

L.B. Johnson – Presidente degli Stati Uniti – 1967

Il Presidente degli Stati Uniti L.B. Johnson – 14 Febbraio 1967:

Vostra Maestà Imperiale, Sig. Vice Presidente, Sig. Giudice Capo, distinti ospiti, signore e signori:

E’ un alto privilegio questa notte onorare uno dei più coraggiosi, lungimiranti e rispettati statisti di questo secolo, che ha guadagnato un posto indelebile nel cuore degli uomini ovunque.

Monarca del regno Cristiano più vecchio e di un’antica civiltà, voi, Vostra Maestà, personificate per noi lo spirito eterno di devozione alla libertà e all’indipendenza del vostro popolo Etiope.

L’essenza del carattere Etiope fu riposta nelle vostre toccanti parole molti anni fa: “Con l’aiuto di Dio, siamo sempre stati fieri e liberi sulle nostre montagne native”.

E’ difficile per me esprimervi questa notte il posto veramente speciale che voi occupate nella nostra tradizione.

In vero, nella tradizione di tutto il genere umano.

Molti di noi in questa stanza stanotte richiamano alla mente la notte del 28 Giugno 1936, quando l’Imperatore d’Etiopia fece un appello alla Società delle Nazioni.

Un appello per il suo popolo sofferente che fu anche un appello veramente commovente alla coscienza dell’umanità.

La domanda finale di Vostra Maestà alla Società è riecheggiata per molti anni con impatto profetico:

“Chiedo alle 52 nazioni che hanno dato al popolo Etiope la promessa di aiutarlo nella sua resistenza all’aggressore, cosa vogliono fare per l’Etiopia? “

“E alle grandi potenze che hanno promesso di garantire la sicurezza collettiva ai piccoli stati su cui pesa la minaccia di subire un giorno il fato dell’Etiopia, io chiedo, che misure intendente prendere ?”

“Rappresentanti del mondo, sono venuto a Ginevra per assolvere in mezzo a voi il più doloroso dei doveri di un capo di stato.”

“Che risposta dovrò portare indietro al mio popolo?”

Noi tutti conosciamo – per la nostra vergogna – la risposta che Vostra Maestà ha ricevuto..

Il tradimento dell’Etiopia fu in verità il punto di svolta sulla strada verso l’aggressione e la guerra.

La sua lezione è stata incisa nella nostra memoria e ci ha spronato a costruire un mondo dove i solidi impegni a resistere all’oppressione non sono più soltanto pezzi di carta.

Vostra Maestà, richiamiamo con grande piacere anche il vostro ritorno trionfale ad Addis Abeba. E la vostra rimarchevole ricostruzione della vostra nazione quando avete posto in atto i vostri ideali di modernizzazione a lungo sostenuti e a lungo frustrati:

— costruendo scuole, una bella università, ospedali, dighe, aeroporti, fabbriche;

— volgendo Addis Abeba in una città moderna, bellissima, dinamica;

–proclamando una costituzione riveduta e un sistema legale;

–addestrando i giovani Etiopi ai compiti del futuro nel 20° secolo. Vostra Maestà, non avete confinato il vostro concernimento soltanto al vostro popolo.

Abbiamo tutti assistito, e possiamo testimoniare a riguardo con ammirazione, alla vostra impressionante performance come leader dei molti e diversi popoli dell’Africa – e come mediatore nei confronti potenzialmente esplosivi tra i vari stati Africani.

L’Organizzazione dell’Unità Africana – che la vostra iniziativa nel 1963 ha contribuito a creare – è una delle istituzioni più promettenti nel movimento verso pace, ragione e unità nel grande Continente dell’Africa.

E’ stato sempre un privilegio e piacere unico per me avere un’opportunità di scambiare vedute sugli affari internazionali con uno di coloro che io considero uno dei più grandi statisti anziani del mondo.

Oggi, come nel 1963 quando parlammo l’ultima volta, abbiamo avuto un immediato senso della grande comprensione e rispetto reciproci che i nostri popoli nutrono uno per l’altro.

Vostra Maestà, noi facciamo profondamente tesoro di questa relazione. E’ la mia più genuina e sincera speranza che le successive generazioni dei nostri popoli continuino a rinforzare il solido edificio della cordialità e della comprensione Etio-Americana.

In questa felice occasione, qui questa notte nella prima casa di questa terra, la Sig.ra Johnson e io, a nome dei nostri distinti ospiti, di tutti quelli che hanno avuto il privilegio di venire qui ed essere insieme questa notte, e certamente a nome di tutto il popolo Americano, proponiamo un brindisi a Vostra Maestà – statista rispettato, costruttore di pace nel mondo, e onoratissimo e fidatissimo amico.

Condividi:
Categorie
Haile Selassie I - Testimonianze

Carlo Tuzii – Radiocorriere TV – 1965

“UN IMPERATORE ILLUMINATO

Siamo arrivati ad Addis Abeba il 7 gennaio, in occasione del Natale etiopico. C’era una grande cerimonia religiosa alla Chiesa della Trinità, che è la Cattedrale copta della città, e una grande folla attendeva l’arrivo dell’imperatore. Era una folla pittoresca, come tutte le folle africane, ma sostanzialmente ordinata. Attendeva da ore, sotto il sole, con pazienza. Solo in un altro Paese ho visto attendere così: in Inghilterra. E probabilmente questa coincidenza non è casuale: Hailé Selassié rappresenta in Africa la forza della tradizione, come Elisabetta II in Europa.

Tagliata fuori dal mondo circostante per la sua natura di altopiano montagnoso, che l’ha resa inaccessibile per secoli, l’Etiopia è uno dei pochissimi Paesi africani che possano vantare una lunga indipendenza: trenta secoli, con la sola breve interruzione dell’occupazione italiana dal 1936 al ’41.

Il Paese ha una forte tradizione cristiana, ma è popolato da diverse minoranze religiose, mussulmani, animisti, pagani. E’ formato da quaranta gruppi etnici diversi: da questo deriva il nome Abissinia, che vuol dire mescolanza di razze. (…) Sono orgogliosi; e la loro fierezza traspare anche nei gesti più consueti, nel modo di salutare o di ringraziare, nelle manifestazioni di entusiasmo.

Fu così anche quel giorno alla Chiesa della Trinità.

Quando apparve in lontananza la ‘Rolls Royce’ verde dell’imperatore si alzò un urlo fra la folla (è un urlo acuto e tremolante che si chiama ‘eleltà’), alcuni si prostrarono a terra, altri sollevarono i bambini perché potessero vedere meglio; ma non c’era nulla di servile nei loro atteggiamenti.

L’imperatore, seduto su un cumulo di cuscini, rispondeva al saluto con gesti discreti, come si conviene a chi ha alle spalle una dinastia vecchia di tremila anni. Sorrise benevolmente al nostro operatore che si era buttato avanti per riprendere la scena.

ALLA LEGA DELLE NAZIONI

Hailé Selassié è il duecentocinquesimo Negus d’Etiopia; discende in linea diretta da Menelik I, che la leggenda vuole figlio di Salomone e della Regina di Saba. Gli competono i titoli di Eletto del Signore, Leone Trionfante della Tribù di Giuda, Re di Sionne, Re dei Re.

La sua figura è indissolubilmente legata alle vicende dell’Etiopia moderna. Divenne imperatore il 2 novembre 1930, ma la sua carriera pubblica era cominciata molti anni prima. A quattordici anni era stato nominato Vice-Governatore dell’Harrar, poi Re dello Scioa, infine, nel 1917, Reggente al Trono.

Fu lui, proprio durante il periodo della reggenza, a volere che il Paese entrasse a far parte della Lega delle Nazioni; e questo nel 1923, quando le grandi potenze consideravano ancora l’Africa come una terra di conquista. Questa fu una prova di intelligenza, ma anche di autentica sensibilità politica, che doveva essere confermata pochi anni dopo, in occasione del conflitto italo-etiopico.

Fu il primo monarca africano ad apparire di fronte ad un organismo internazionale per difendere la causa del suo Paese. La sua dichiarazione davanti alla Lega, il 30 giugno 1936, lo pone di diritto fra i grandi personaggi della nostra epoca. ‘Il problema sottoposto all’Assemblea – affermò in quell’occasione – è più vasto che la rimozione delle sanzioni. Si tratta della fiducia che ogni Stato deve riporre nei trattati internazionali, del valore che debbono avere le promesse fatte alle piccole nazioni, perché la loro integrità e la loro indipendenza siano rispettate e garantite. In breve: è in giuoco la moralità internazionale. A parte il Regno del Signore, non c’è su questa terra alcuna nazione che sia superiore ad un’altra’.

SAGGEZZA ED EQUILIBRIO

Mantenne questa sua fiducia anche negli anni dell’esilio in Inghilterra; e ne diede prova al rientro in Etiopia con una politica molto equilibrata nei confronti della comunità italiana rimasta nel Paese, ottenendo così che i nostri connazionali dessero un prezioso contributo alla ricostruzione e allo sviluppo dell’Etiopia.

Saggezza, equilibrio, moderazione: sono queste le qualità salienti di Hailé Selassié, quelle che gli hanno consentito di restare alla guida di un Paese dalle strutture ancora feudali e al tempo stesso di assumere una posizione di prestigio all’interno del Movimento di Unità Africana.

Le stesse qualità le manifesta nella sua vita privata. Abita al Palazzo del Giubileo, nel centro di Addis Abeba, circondato da un numero imprecisato di nipoti e pronipoti. La sera, al tramonto, scende con loro alle scuderie, per dare da mangiare ai cavalli (l’equitazione è sempre stata la sua grande passione). Ha 73 anni, ma conserva un passo e un’andatura molto giovanili.

E’ difficilissimo avvicinarlo, ma una volta superata la barriera dei cortigiani e dei funzionari, è di una cortesia estrema. Parla poco, a monosillabi, ma ascolta attentamente.

La sua Corte ha un cerimoniale fra i più rigidi del mondo (superiore persino a quello della Corte inglese), ma alle cerimonie pubbliche si presenta accompagnato da almeno uno dei suoi molti nipoti e dalla cagnetta Lulù. Quando gli abbiamo chiesto se ha fiducia negli uomini ci ha risposto che non bisogna disperare; e ha continuato a carezzare sorridendo uno dei suoi cavalli.

Questi sono alcuni aspetti di Hailé Selassié, il trentesimo personaggio che appare alla ribalta di Primo Piano.”

Da “Radiocorriere TV” 18-24 Aprile 1965, p.24, articolo di Carlo Tuzii

Condividi:
Categorie
Haile Selassie I - Leggi e Governo

L’Educazione è il Vero Fondamento dello Stato

Il Re Haile Selassie I ha insegnato al mondo i principi universali della rettitudine politica. Quei principi che valgono per tutti i regni della terra, qualora vogliano esercitare un governo di libertà e giustizia sul mondo, in accordo alla Legge di Dio.

Il primo principio che ci è stato insegnato è che il fondamento dello Stato, così come di ogni realtà esistente, è l’Educazione, la Conoscenza, così come è scritto nel Vangelo di Cristo: “In Principio era Il Verbo” (Giovanni 1,1). L’Educazione, nelle parole del Re, dovrebbe essere “il concernimento primario” del Capo dello Stato. E’ infatti la Conoscenza che permette ad ogni strumento teorico e fisico di essere applicato nella correttezza morale e tecnica, e questo dovrebbe essere il principio predominante di un governo competente.

E’ proprio per questa ragione che la Repubblica Italiana è stata stabilita da una congregazione di dottori politici per mezzo di un documento scritto, la COSTITUZIONE, dopo lunghe sessioni parolose di PARLAMENTO. L’articolo 1 di quella costituzione, tuttavia, dice che la Repubblica è fondata sul lavoro, e non fa alcuna menzione prioritaria dell’Educazione.

In verità, se non sono stato educato prima, non posso lavorare correttamente, ed è per questo che i bambini vengono mandati a scuola e non in cantiere. In questa prospettiva, il lavoro è un attività di compimento, non di fondamento, e già il primo articolo di quel documento mostra un gravissimo errore analitico.

Forse la nostra costituzione, scritta da un manipolo eterogeneo di comunisti, cattolici, repubblicani e mafiosi (c’era pure Andreotti tra i padri costituenti) non è proprio la più bella del mondo, come vorrebbe una certa propaganda. Forse è il caso di ripartire dai fondamentali più semplici della dottrina, di ridisegnare la nostra società cominciando dalla comprensione di cosa deve stare davvero al primo posto per rendere l’edificio sociale stabile, e produrre il lavoro che il Primo Maggio si festeggia, ma non ci sta e non è in grado di sostenere alcun edificio politico.

Condividi:
Categorie
Bob Marley

Solo Haile Selassie I è Individualmente Dio

Giornalista: “Vedi te stesso come Dio?”

Marley: “Figli dell’Altissimo. Siamo soltanto figli dell’Altissimo. In verità e realtà, un uomo non può guardare davvero alla sua vita e affermare questo in senso individuale. (…) Noi sappiamo che Dio è Haile Selassie, Lui è Dio Potente. Lui salva la terra adesso, e Lui salva il popolo. Se non fosse per Haile Selassie, qualcuno conoscerebbe forse Rastafari ? Nessuno conoscerebbe Rastafari. Così Haile Selassie salva la terra, ed è vero che l’hanno deposto, nel senso che che la gente intorno a lui era veramente bizzarra. Ma così vanno le cose – poche persone l’hanno deposto, ma Lui salva tutto il popolo sulla faccia della terra.

#BobMarley #BerhaneSelassie
Intervista con Jeff Cathrow, San Francisco 1978

“Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome”. (Giovanni 1, 11-12)

Condividi: