
HAILE SELASSIE I RUPPE TUTTI I RAPPORTI CON LO STATO DI ISRAELE:
Quando nel Novembre 1947 fu votata la Risoluzione 181 (II) delle Nazioni Unite, che prevedeva la creazione dello Stato di Israele insieme ad uno Stato Arabo Palestinese e la relativa spartizione del territorio, l’Etiopia si astenne. L’Imperatore infatti non era contrario di principio alla creazione di uno stato giudaico che compensasse le persecuzioni ebraiche prodotte dal nazifascismo, ma questo doveva avvenire nel pieno rispetto della popolazione araba residente, che in diversi punti non concordava col progetto. Difatti, subito dopo la dichiarazione d’indipendenza di Israele, nel Maggio 1948, scoppiò la prima guerra Arabo-Israeliana.
Dopo il conflitto, i coloni sionisti si insediarono di fatto nei territori palestinesi assegnati loro, e istituirono lo Stato di Israele, che tuttavia l’Etiopia, proprio a motivo delle criticità già esposte, non riconobbe legalmente fino al 1961, quando Israele stabilì rapporti e relazioni diplomatiche con la maggioranza dei paesi mondiali. Dovremmo ricordare che sino ad allora l’unico stato legalmente riconosciuto e conosciuto come “Regno di Israele” era proprio l’Etiopia.
Nel 1967, come era stato ampiamente previsto, la situazione degenerò in un altro conflitto, durante il quale Israele si affermò come potenza militare, tecnicamente e politicamente sostenuta dagli Stati Uniti, e cominciò ad occupare progressivamente i territori legalmente assegnati dall’ONU agli Arabi, tra cui Gaza. Questo portò all’unanime approvazione della Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, di cui l’Etiopia era membro non permanente, che intimava agli Israeliani di ritirarsi dai territori Arabi occupati, e di rispettare la sovranità di tutti i popoli dell’area, incluso quello Palestinese.
Da qui cominciò un conflitto tra lo Stato di Israele e il diritto internazionale che perdura sino ai nostri giorni, perché quei territori sono ancora in stato di occupazione da allora, nell’infrazione di ogni legalità politica. Nel 1973 scoppiò un altro conflitto, e le Nazioni Unite approvarono la Risoluzione 338, che ordinava un cessate il fuoco entro 12 ore e l’osservanza della risoluzione 242 con il ritiro degli Israeliani dai territori occupati, che ovviamente non avvenne.
In seguito a questa ostinazione gravissima e tenace contro la legge internazionale, Haile Selassie I ordinò la totale rottura dei rapporti con Israele: interruzione di tutte le transazioni e degli scambi commerciali, interruzione di qualunque forma di collaborazione e comunicazione politica, ritiro delle ambasciate e delle rappresentanze diplomatiche, immediata espulsione degli ufficiali e degli uomini di potere israeliani che risiedevano in Etiopia. E’ quello che le nazioni rispettose dei diritti umani dovrebbero fare, e l’Italia e l’Europa non lo fanno poiché temono ritorsioni politiche e finanziarie, dacché i sionisti costituiscono una delle lobby più potenti del sistema economico occidentale e sono un avamposto dell’imperialismo americano in Medio Oriente.
E l’Imperatore non ristabilì mai queste relazioni, poiché nel 1974 avvenne il colpo di stato comunista di Menghistù Hayle Maryam, e alcuni storici credono che ciò sia avvenuto anche a conseguenza di quella presa di posizione riguardo alla questione palestinese. Come affermò il Re dei Re:
“Fintanto che Israele rimane in questi territori, non c’è alcuna possibilità per la pace nel Medio Oriente. Dacché Israele non si è ritirato dai territori conquistati, l’Etiopia ha deciso di tagliare le relazioni diplomatiche con esso, e sarà così fino a quando Israele non si ritirerà”.
Come ben sapete, l’ONU ha recentemente ribadito la validità legale di questa richiesta, ed è stata per questo tacciata dalle autorità israeliane di “anti-semitismo”, sebbene gli Arabi siano semiti, probabilmente di più degli Ebrei Askenaziti chiaramente europeizzati. E’ responsabilità di tutti coloro che si ispirano ad Haile Selassie I e all’Etiopia custodire questa lezione e portare avanti questa causa veramente umanitaria, cruciale per la pace nel Medio Oriente e nella Terra Santa dei Profeti. E’ responsabilità speciale di tutti coloro che rappresentano mediaticamente Rastafari, e si propongono come educatori a riguardo, di prendere posizione chiara ed esplicita e di evidenziare l’urgenza dell’impegno e della mobilitazione, mostrando di conoscere davvero il messaggio del proprio Dio e di avere a cuore la verità e la giustizia.
In foto: Haile Selassie I a Gerusalemme nel 1936