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Haile Selassie I - Leggi e Governo

Il Non-Allineamento e la Conferenza di Belgrado del 1961

Nel Settembre 1961, Haile Selassie I partecipò attivamente alla Conferenza di Belgrado, che portò alla costituzione dei Paesi Non-Allineati.
Essi rifiutavano di principio la guerra fredda e qualunque influenza politica di blocco, comunista russa o capitalista statunitense, dacché rappresentava in ogni caso una forma di imperialismo militare contrario al diritto internazionale e all’ordine legale vigente, stabilito legittimamente e universalmente dalle Nazioni Unite in seguito alla vittoria sul Nazi-Fascismo con la Seconda Guerra Mondiale.
La lezione dell’Imperatore d’Etiopia, impartita in quel congresso internazionale oltre 60 anni fa, è profeticamente valida e reclama l’attenzione dei popoli e dei governi senza coscienza:
“Le nazioni che sono rappresentate qui oggi hanno risposto all’invito a presenziare alla Conferenza degli Stati Non-Allineati. Potremmo utilmente chiederci, come un primo essenziale passo per esercitare i nostri propri termini di riferimento e per formare un approccio comune ai problemi che ci siamo riuniti a considerare, cosa intendiamo con il termine ‘non-allineato’.
Potremmo dire che nessuna nazione qui si sente così pienamente entro la sfera d’influenza di uno di questi due gruppi da non poter agire indipendentemente da essi e contrariamente ad essi qualora scelga così e così dettino gli interessi della pace mondiale. Intendiamo, insomma, che noi tutti siamo, in senso ultimo, neutrali nella guerra fredda che infuria senza placarsi nel mondo oggi.” (…)
“Essere neutrali significa essere imparziali, imparziali di giudicare azioni e politiche obbiettivamente, così come le vediamo o contribuire o detrarre alla risoluzione dei problemi del mondo, la preservazione della pace e il miglioramento del livello generale delle condizioni di vita dell’uomo. Dunque, potremmo trovarci ora ad opporci, ora a supportare, ora a votare con, ora a votare contro, prima l’Est, poi l’Ovest. E’ il valore delle politiche stesse, e non la loro fonte o sponsor, che determinano la posizione di colui che è veramente neutrale.
Questa, Noi sosteniamo, è l’essenza del non-allineamento. Quelli che denuncerebbero rettamente una parte su ogni problema o questione maggiore, riservando nient’altro che lodi all’altra, non possono rivendicare di essere non allineati, e neppure coloro le cui politiche sono formate per essi altrove, e che aspettano pazientemente di essere istruiti se essere a favore o contro, possono essere chiamati non-compromessi.
Noi in Etiopia sentiamo di aver conseguito crescente successo nell’incarnare questo concetto nelle nostre relazioni internazionali. Per molti anni abbiamo portato avanti relazioni amichevoli con le nazioni dell’Ovest e dell’Est. Abbiamo ricevuto aiuto economico e assistenza tecnica da entrambi, Ovest ed Est, senza in nessun modo compromettere la nostra indipendenza nel dare un giudizio sulle questioni che sono sorte tra i due, non ci siamo mai impegnati in attacchi ingiustificati verso alcuna delle due parti, ma allo stesso tempo non abbiamo mai esitato a essere critici verso entrambe quando abbiamo sentito che le loro politiche richiedessero o meritassero criticismo.
Soltanto questa definizione di non-allineamento o, se ci piace, di neutralità, servirà nel mondo moderno se intendiamo apportare onestamente la nostra influenza sui problemi del giorno presente. E’ nell’implementazione di questo concetto che noi, le Nazioni Non-Allineate, abbiamo il nostro ruolo da svolgere, un ruolo che, a meno che non lo compromettiamo, può contribuire incommensurabilmente alle cause gemelle di giustizia mondiale e miglioramento del genere umano. Se leviamo le nostre voci contro l’ingiustizia, ovunque sia trovata, se chiediamo di fermare l’aggressione ovunque si verifichi e sotto qualunque guisa o marchio l’aggressore sia tale, e se lo facciamo su una base interamente imparziale, possiamo servire da coscienza collettiva del mondo. D’altra parte, sacrificheremo rapidamente e certamente questa posizione privilegiata se ci riveliamo faziosi da una parte o dall’altra dall’inizio, se ascoltiamo soltanto con un solo orecchio una parte soltanto, e agiamo a sprezzo del principio di imparzialità.” (…)
“L’azione di blocco implica, all’interno del gruppo, l’esercizio di pressioni sui membri recalcitranti, il compromesso delle posizioni, il sacrificio del principio per l’espediente politico, il commercio di voti per voti e l’adesione alla regola del quid pro quo. Tutte queste cose non sono coerenti con la fonte reale del nostro potere: l’elemento morale nella condotta degli affari umani. Quanto spesso noi tutti, alle Nazioni Unite, abbiamo assistito allo spiacevole spettacolo di nazioni che votavano contro la loro volontà, a volte contro i propri interessi, come parte di un blocco. E come abbiamo applaudito le occasioni in cui i membri di un gruppo, a sprezzo delle politiche e degli auspici dei leader del gruppo, hanno votato in accordo al principio e al diritto così come loro li hanno visti.” (…)
“Le Nazioni Unite forniscono la strumentalità con cui il principio della Sicurezza Collettiva, a cui Noi personalmente abbiamo votato il tempo della Nostra vita, consegue reale e tangibile esistenza e significato. Se la forza deve essere impiegata nel mondo oggi in resistenza all’aggressione e nel mantenimento della pace mondiale, certamente è preferibile che essa sia impiegata attraverso un’istituzione come le Nazioni Unite, nel perseguimento delle decisioni internazionali arrivate lì legalmente e apertamente. L’Etiopia non ha esitato a rispondere nel passato con tutte le risorse a sua disposizione alla chiamata delle Nazioni Unite in tempo di crisi, e non esiteremo a farlo di nuovo qualora la chiamata dovesse essere fatta.” (…)
“Il difetto più ovvio che osserviamo nelle Nazioni Unite oggi deriva dal fatto che questa Organizzazione, nel 1961, rimane la stessa identica entità che fu creata sedici anni fa a San Francisco. Il suo corpo di membri si è più che raddoppiato da 46 a 99 nazioni, ma la sua struttura rimane la stessa, e nessuna misura è stata presa per assicurare che adeguata rappresentanza nei suoi organi costituenti sia garantita ai popoli che hanno, sin dal 1945, preso il loro posto in questo corpo mondiale. Non ci deve essere negato e non ci verrà negato questo diritto – poiché questo è un diritto e non un privilegio.”
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Da oltre 60 anni siamo abituati ad assistere all’ipocrisia di una nazione allineata come l’Italia, che supporta le invasioni del suo blocco in Iraq, Afghanistan, Libia, ma condanna con lacrime e cerimonie le invasioni di un altro blocco. Offre il massimo sostegno ad operazioni puramente coloniali dall’altra parte del mondo, dagli esiti disastrosi, in territori di diversa storia, etnia, religione, e poi si straccia le vesti quando c’è uno scontro militare tra due popoli confinanti che hanno condiviso la medesima storia politica fino a pochi decenni fa. E spariscono di colpo, dalla propaganda mediatica, sia la minaccia incombente del terrorismo islamico che la malattia più tremenda della storia.
Un’aggressione è sempre un’infrazione della legge internazionale, non deve essere approvata in nessuna maniera e non rappresenta una soluzione, ma soltanto il peggioramento di ogni causa e il pianto degli innocenti. Ma per contribuire alla pace, bisogna riconoscere con giustizia che si tratta di una reazione, seppur illecita, a tutta una politica di interferenza ed oppressione altrettanto illecita da parte degli Stati Uniti, in quell’area e altrove, che deve essere anch’essa ripudiata da ogni paese libero, e terminata. Quando Cuba installò missili nucleari sovietici vicino alle coste americane, gli Stati Uniti minacciarono il conflitto mondiale ed imposero un embargo spietato ed affamante, senza alcuna autorizzazione internazionale. Oggi si pretende invece che la Russia accetti i missili americani in Ucraina, pacificamente e in silenzio.
Le politiche internazionali non devono essere determinate dal G8 ma dalle Nazioni Unite. Tutti gli eventi devono essere esaminati e giudicati legalmente dalle Nazioni Unite, e gli Occidentali non hanno alcun diritto di giudicare, intervenire militarmente o imporre sanzioni senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite. E le Nazioni Unite devono essere pienamente potenziate: si deve rimuovere l’obsoleto potere di veto delle “potenze vincitrici”, e quello deve essere considerato l’ambiente democratico fondamentale di ogni relazione e decisione internazionale.
L’Italia è stata il campo di battaglia di questi delinquenti per tutto il periodo delle stragi e del terrorismo; è stata insanguinata e deviata per decenni dalle trame di questi eversori e cospiratori; verrà coinvolta anche questa volta dai conflitti e dalle varie ritorsioni economiche, e come sempre piangeranno e pagheranno i poveri del popolo. Forse è tempo di Non-Allineamento anche per l’Europa, per la sua stessa integrità e salute, e di studiare finalmente le lezioni politiche dei maestri giusti.
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Le Petizioni all’Imperatore

Per legge costituzionale (Art. 63 della Costituzione Riveduta 1955) ciascun cittadino etiope aveva il diritto di presentare petizioni personali direttamente all’Imperatore Haile Selassie I.
La prassi del tempo era quella di consegnare a mano un documento scritto all’Imperatore, sempre visibile e raggiungibile nel suo lavoro e nel suo movimento per l’Impero, e sempre ben disposto ad ascoltare i contributi o le lamentele del Suo popolo, persino del più umile dei Suoi sudditi, ed avere contatto fisico personale con essi con molta tranquillità e facilità.
Una differenza nettissima nel paragone con i politici di Babilonia, ben coperti tra i vetri oscurati e blindati delle loro auto, irreperibili e distanziati, timorosi del popolo e dell’esperienza reale della povertà, senza alcuna connessione col mondo della lotta sociale che pretendono di rappresentare e difendere.
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