
E. ULLENDORFF, Docente Accademico di Lingue Semitiche.
Articolo tratto da “The Guardian” (Regno Unito), 4 Marzo 1964
“Conosco l’Etiopia da quasi un quarto di secolo, e ho rivisitato il paese ad intervalli di pochi anni. Ma la trasformazione, sottile eppur pervasiva, che si è verificata sin dal mio ultimo viaggio nel 1958 è probabilmente più profonda e significativa di qualunque altro cambiamento sin dai giorni di cui Gibbon poteva scrivere, con una qualche giustizia, che “circondati su tutti i lati dai nemici della loro religione, gli Etiopi dormirono circa mille anni, dimentichi del mondo che li aveva dimenticati’.
L’Etiopia non è dimenticata adesso. Ha smesso di essere un paese Semitico minore e in qualche modo periferico nel Medio Oriente, ed è diventata una potenza in Africa, la sede della Commissione Economica per l’Africa, e il luogo della prima conferenza dei Capi di Governo Africani. L’Imperatore, che alcuni dei suoi sudditi più giovani avevano considerato ‘fuori gioco’ al tempo della rivolta del 1960, ha nettamente girato il tavolo a coloro che volevano andare in Africa e sommergere la loro identità in un amorfo nazionalismo Africano. Invece, egli ha portato l’Africa ad Addis Abeba ed egli stesso è emerso come uno dei leader del continente.
Lo statista solitario e dignitoso della Ginevra del 1936 ha prestato statura, un senso del proposito, e un sentimento di tradizione e continuità all’Africa del 1964. ‘Il Leone di Giuda ha prevalso’ non soltanto nel proprio paese, ma per tutto un continente che, soltanto pochi anni prima, aveva pensato a lui come la reliquia di un passato a lungo dimenticato. (…)
Il passo della riforma e dell’avanzamento è stato forse maggiore, e certamente più visibile, nell’emancipazione delle donne. In poco più di una decade le donne Etiopi sono emerse dal Medio Evo e sono entrate nell’Era Moderna con una grazia, un fascino e una bellezza che hanno trasformato l’altrimenti scialba e uniforme scena urbana nel mondo più meraviglioso ed efficace. (…)
L’Etiopia rimane uno dei paesi più belli così come più mitopoietici. A presiedere su tutto ciò con sereno distacco e dignità senza rivali, c’è l’uomo che, per quasi 50 anni, ha guidato il destino dell’Etiopia, prima come Reggente e, sin dal 1930, come Imperatore. A quasi 72 anni Haile Selassie non tradisce nessuno dei segni esteriori della settantina: la sua figura sobria ed eretta, le sue mani meravigliose, e i suoi occhi penetranti sono cambiati scarsamente; la sua mente è vigile così come una generazione fa, e il suo ascendente sui suoi sudditi – o anche sui suoi visitatori – rimane praticamente completo.”
