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Liberazione Africana

La Porta della Stella Nera – Accra, Ghana

La “Black Star Gate” (Porta della Stella Nera) ad Accra, capitale del Ghana.
Commissionata dal liberatore Kwame Nkrumah, ricorda la lotta per l’indipendenza dalla Corona Inglese, che prevalse infine nel 1957.
La “Stella Nera” è un simbolo molto importante per il Ghana, presente anche nella bandiera nazionale, che Nkrumah prese dagli insegnamenti Etiopianisti di Marcus Garvey.
Quest’ultimo aveva fondato negli anni ’20 una compagnia navale per il rimpatrio e il commercio africano, la “Black Star Line”, che creava per la prima volta una connessione tra gli africani della diaspora americana e la costa Occidentale del Continente.
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Haile Selassie I - Profezie

Il tributo dei Romani

Haile Selassie I in visita a Roma, il 6 Novembre 1970.
Nel vederlo accolto con i massimi onori dal Presidente Saragat sin dall’aeroporto, passare in parata dinanzi al Colosseo – storico luogo di tortura per milioni di Cristiani – accuratamente scortato dai corazzieri come “soldati romani” di alto rango, torna alla mente la profezia:
“Ecco, verrà nella nube del cielo, e Lo vedrà ogni occhio, pure quelli che l’hanno trafitto Lo scruteranno”. (Apocalisse 1,7)
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Cucina I-Tal ed Etiope

Incenso – Etàn ዕጣን

Incenso, detto in lingua etiope Ettàn, ዕጣን.
Fu donato al Cristo a simbolo del Suo sacerdozio, ed è essenzialmente bruciato dalla Chiesa per la santificazione liturgica e l’ispirazione dei fedeli.
Proprio come la mirra, si tratta di una resina che viene estratta dalla corteccia di una pianta, la Boswellia, di cui abbiamo molte varietà differenti. A seconda della varietà, l’incenso può avere colorazioni diverse e trovarsi in forma cristallina, pietrosa o legnosa.
Per la liturgia si usa una particolare varietà cristallina di Boswellia, chiamata “Bietekristiyan” (Chiesa). Altre varietà vengono usate per la profumazione della casa (“Ogaden”, “Lubanjah”) e la cerimonia civile del caffè (“Aden”).
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Cucina I-Tal ed Etiope

Mirra – Kerbiè ከርቤ

Sebbene sia equiparata all’oro per preziosità dalla narrazione biblica, e sia stata donata al Cristo neonato, pochi in Europa sanno cosa sia, e ancor meno l’hanno vista. La fede cristiana dovrebbe invece suggerirne l’importanza per cogliere il senso simbolico del mistero natalizio, e di conseguenza anche una rilevanza medica e alchemica per l’uomo, poiché fu offerta da re saggi, astronomi e “magi”.
Si tratta di una sostanza simile all’incenso, ovvero di una resina vegetale (d’una pianta detta “Commiphora”), che si estrae, indurisce e cristallizza. La Mirra, che viene chiamata in etiopico Kerbiè ከርቤ, fu donata al Cristo come simbolo della Sua mortalità, dacché viene utilizzata dalla tradizione per l’imbalsamatura dei cadaveri (anche del Suo stesso, come attestato in Giovanni 19,39) e fumigata in occasione dei riti funebri.
La sua fragranza acre, seppur gradevolissima, sprigiona un potere disinfettante che ripulisce l’aria da ogni impurità, tiene lontano gli insetti e restaura la salubrità degli ambienti. Viene fumigata sul carboncino e sulla brace, ma può anche essere succhiata e ingerita, per disinfettare il sistema digestivo. Tenifuga.
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Etiopia - Video

Teza – Film di Hayle Gerima, 2008

Un film diretto con grande sapienza da un maestro del cinema africano, che ci offre un profondo spaccato della società e mentalità etiope, e un’intelligente analisi del periodo comunista (1974-1991), del trauma politico vissuto dal popolo a seguito della deposizione dell’Imperatore, e l’instaurazione di un regime materialista e industrialista filo-europeo completamente estraneo alla storia del paese.

Trovate il film integrale, con audio originale e sottotitoli in italiano, qui sul sito della Rai:

https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-335858f6-de78-4a45-83a2-e3dbb04c752d-cinema.html

 

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Poesia Spirituale

Il Capo

Ras significa Capo
forze dell’intelletto
Zar l’inverso esatto
occidente perverso
orientati al tramonto
dove sorge l’astro ?
Onora il maestro
che ha mutato il corso
storico, sconfitto il mostro
l’ismo eurocentrico,
capovolgi il concetto
correggi il linguaggio
che hai ereditato
da chi ha sovvertito
messo a soqquadro
s’è ribellato
all’ordine istituito
dal Divino Decreto,
tutto è scritto provato
il nodo è sintattico
la chiave è lo Scettro
apre quello che è chiuso
e chiude ciò che è aperto
rivaluta tutto
ciò che ti è stato detto
alla luce
di un Nuovo Fondamento,
Haile Selassie è il Primo
è il Santo Benedetto
porta riaggiustamento
all’eccesso
ch’è stato prodotto
dal paganesimo
senza intendimento
rigoroso,
è l’ultimo ammonimento
a ricordare ennesimo
il percorso
da dove vengo a ritroso
affinché rispetto
l’autorità del Padreterno
misericordioso.

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Haile Selassie I - Profezie

Le Vesti Rosse dell’Incoronazione

“Perché sono rosse le Tue vesti, e i tuoi indumenti come chi viene dal tino?”. (Isaia 63,2)
“E Lo vestirono di porpora e intrecciarono una corona di spine e Lo incoronarono, e si facevano beffe di Lui. E Gli dicevano: ‘Salve, Re dei Giudei’.” (Marco 15,17)
“Indossa una veste intrisa di sangue ed è chiamato col nome di ‘Parola di Dio’. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa del Dio onnipotente. Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori.” (Apocalisse 19, 13)
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Haile Selassie I - Testimonianze

Il Principe d’Italia Amedeo Savoia-Aosta, 1986

Tratto da “In Nome del Re”, di Amedeo Savoia-Aosta,  Rusconi 1986, pp. 133-137
“Da questo punto di vista, pensando cioè a un avversario politico, il mio incontro più emozionante e commovente l’ho avuto con Hailé Selassié. Dobbiamo ricordarci che fummo noi italiani a fare guerra al Negus Neghesti, a invadere il suo Paese, e che mio zio Amedeo fu, successivamente, Viceré d’Etiopia. Ma sapevo che una volta ritornato sul trono di Giuda, Hailé Selassié aveva parlato di Amedeo d’Aosta come di ‘un uomo di generosa bontà e illuminata saggezza’ e che si era comportato nei confronti degli italiani con intelligenza e comprensione. Io volevo andare a visitare i luoghi dove mio zio aveva combattuto ed era stato fatto prigioniero. L’Amba Alagi soprattutto. L’editore Rusconi, nel 1968, mi organizzò un viaggio con il giornalista Alfredo Ferruzza e mi ricordai che nel 1930 proprio il Negus, appena nominato imperatore, cioè diventato Negus Neghesti, Re dei Re, aveva ricevuto il Collare dell’Annunziata da Vittorio Emanuele III per mano del duca degli Abruzzi. Quindi, il primo contatto tra le due Case Reali era avvenuto tramite un Aosta. Così scrivo una lettera all’imperatore d’Etiopia; essendo un Collare dell’Annunziata, la indirizzo alla ‘Maestà Imperiale e caro cugino’. La risposta mi arriva immediatamente tramite l’ambasciatore etiopico a Roma: Hailé Selassié mi fa sapere che per lui sarà una vera gioia accogliere il duca d’Aosta ad Addis Abeba. A questo punto la visita diventa ufficiale e il ministro degli Esteri d’allora, Pietro Nenni, si preoccupa di darmi alcuni ottimi consigli su come trattare con l’Imperatore d’Etiopia ed alcuni tra i ras più importanti per migliorare ulteriormente i rapporti tra i due Paesi: certe cicatrici provocate dalla guerra non si erano ancora rimarginate del tutto…
Finalmente parto con mia moglie Claudia e due amici (…) Massaua. Qui ci attende l’Imperatore, nello stesso palazzo dove abitò anche lo zio Amedeo, una bellissima villa bianca sul mare. Vi giungiamo scortati da otto motociclisti. All’ingresso un’intera compagnia mi presenta le armi: più di quanto mi sarebbe spettato se in Italia ci fosse stata ancora la monarchia. L’Imperatore ci accoglie a metà della scala d’accesso e non in cima, un omaggio che non aveva riservato neppure alla Regina Elisabetta. Noi gli facciamo i tre inchini previsti dal protocollo, e mia moglie la riverenza. Entriamo in una grande sala e si parla in francese come mi era stato consigliato di fare. C’erano vari ras e il Negus mi dice: ‘Suo zio, il duca Amedeo d’Aosta, è stato un grande gentiluomo che ha fatto solo del bene al mio Paese. Pensi che dalla regina di Saba ad oggi il mio impero non era stato mai totalmente pacificato come quando il duca d’Aosta ne fu il Viceré. Qui gli italiani hanno lasciato un ottimo ricordo: strade, scuole, ponti, ospedali che usiamo ancora’. Non ha mai parlato della guerra e dei lutti che è costata al suo popolo. Prima di lasciarmi, mi ha chiesto sorridendo: ‘Ma lei è un principe come quelli delle famiglie reali europee che non fanno niente dalla mattina alla sera, o lavora?’. Poi ha voluto che proseguissi il viaggio sul suo aereo personale.
Ho visitato tutte le principali città dell’Etiopia, quindi a piedi sono salito sin sull’Amba Alagi che è alta, per l’esatteza, 3411 metri. (…)
Ho visto una seconda volta Hailé Selassié nel 1970 quando, durante un viaggio in auto da Città del Capo a Capo Nord, passai da Addis Abeba. Stavolta il Negus Neghesti mi ricevette in modo meno ufficiale: nel salotto privato del Palazzo imperiale; era circondato da innumerevoli chihuahua, quei cani piccolissimi: ce n’erano dappertutto: sul divano, sulle poltrone, sui tappeti…
L’anno seguente, trovandosi in Italia l’Imperatore mi fa sapere che vorrebbe vedermi. (…) ci mettiamo d’accordo per Venezia, all’hotel Danieli. Qui gli regalo una targa ricordo del primo volo senza scalo da Roma ad Addis Abeba effettuato dal generale Zappetta con un monomotore Nardi Fiat. Siamo soli e mi ringrazia in italiano. Alla mia reazione di stupore lui, con un’aria divertita, abbassando la voce, mi spiega: ‘Io parlo la vostra lingua, ma nessuno lo sa e nessuno lo deve sapere. Vede, io ho dovuto parlamentare spesso con gli italiani e con la scusa dell’interprete prima sentivo i discorsi che mi facevano, poi, mentre l’interprete traduceva, avevo il tempo per meditare la risposta. Non solo ma avevo anche la possibilità di controllare se la mia risposta veniva tradotta correttamente’. Amava molto Dante e conosceva a memoria molti passi della Divina Commedia. Riferendosi a certe difficoltà che avevo con delle persone, mi disse: ‘Non ti curar di loro ma guarda e passa’.
Gli chiesi perché mandava tanti studenti all’estero, anche in Unione Sovietica ben sapendo che molti di loro, frequentando i nemici del suo regime, gli si sarebbero rivoltati contro. E lui mi rispose: ‘Lo so, ma credo di fare ugualmente una cosa giusta: i giovani devono assolutamente conoscere il mondo, aprire la mente per affrontare il Duemila. Non possiamo stare fermi, dobbiamo guardare al futuro. Quindi se anche un giorno tutto ciò diventasse un boomerang, mi ricadesse addosso… non importa: l’Etiopia deve progredire’.
Tutto quello che in seguito Hailé Selassié dovette patire, se proprio non venne provocato fu almeno incoraggiato dagli studenti etiopici rientrati in Patria.”
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Etiopia - Storia, Costumi e Territorio

Le Chiese-Foresta in Etiopia

Ogni Chiesa in Etiopia è dotata di un ampio giardino esterno, in cui i fedeli possono meditare e ascoltare liturgia e predicazione. La connessione organica con la natura è considerata un fondamento della vita spirituale e del suo giusto intendimento, e non viene sostituita da modelli iper-urbanizzati e artificiali, come in Occidente.
Nelle aree intensamente coltivate o sfruttate dal lavoro, le chiese appaiono dall’alto come delle oasi botaniche, e svolgono un essenziale ruolo di preservazione della ricchezza biologica del territorio.
Nella prima foto, la chiesa di Goha Maryam nei pressi di Bahr Dar.  Nella seconda foto, la chiesa di Betzawit Maryam e nella terza la chiesa di Debre Meheret Arbatu Ansesa, entrambe nelle vicinanze del Lago Tana.
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Marcus Garvey Poesia Spirituale

Marcus Garvey – L’Elia Precursore

Voce di uno
che grida
nel deserto
delle coscienze
che potentemente invita
a redimere
l’attitudine
delle razze
prefigura
la liberazione, il diritto
dell’uomo nero
e bianco
senza disuguaglianze,
il battesimo di fuoco
che solo il Re
avrebbe amministrato
nel sacramento
di sostanze
Marcus ha preparato
la via
come Giovanni Battista
col Cristo
ecco gli sta dinanzi,
il precursore
l’ultima figura
profetica
di paragone
allegorizzante,
e se vuoi intenderlo
egli è l’Elia
annunciato sin dal tempo
di Malachia
in altre sembianze,
il suo spirito è dentro
e lui dice
cercami nel vento
delle eterne danze.

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