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Haile Selassie I - Vita e Opere

Rispetto e Interesse Mistico per tutte le Tradizioni Religiose

Haile Selassie fa visita al santuario musulmano di Sheik Hussein, a Bale, e si toglie i calzari in segno di rispetto, così come faceva abitualmente quando si recava nella Chiesa Ortodossa Etiope della sua propria confessione cristiana.

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Etiopia - Storia, Costumi e Territorio

Il Monte Zion

Pensano che quando dici “Monte Zion” sia un’espressione simbolica e poetica… guarda l’Etiopia dove sta… con i suoi 2400 m, Addis Abeba è la capitale più alta dell’Africa.

“Le fondamenta sono sui Santi Monti” (Salmo 86/87)

 

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Cucina I-Tal ed Etiope

L’Injera እንጀራ

L’Injera እንጀራ è una sorta di “crepe” di farina di teff, un particolare cereale etiope dal grande potere lievitante. Su questa crepe sono adagiati vari condimenti tradizionali, che vengono mangiati con le mani utilizzando l’injera come pane.
L’injera è un cibo antichissimo, che si dice costituisse il pasto dei profeti biblici e del popolo d’Israele. Nella preghiera del Padre Nostro in lingua etiope amharica, invece di “dacci oggi il nostro pane quotidiano” si dice “dacci oggi la nostra injera quotidiana” (“Yelet Injeracchinin sitten zarie”). L’idea dell’injera, come un supporto circolare edibile su cui si pone un condimento, è l’archetipo africano della pizza italiana. Il Teff è un cereale senza glutine, che garantisce una fermentazione molto salubre ed alta digeribilità.
Ecco di seguito la ricetta per produrre l’Injera. Si compone di 4 fasi: Starter, Impasto, Gelatinizzazione e Cottura.
1) እርሾ Ersho – Starter/Lievito
Da preparare 3 giorni prima dell’impasto principale.
1 tazza di farina di teff
2 tazze d’acqua
(x 5/7 injera da 16 cm diametro)
Mischiare acqua e farina in un contenitore (preferibilmente di vetro) fino ad avere un impasto liscio.
Sigillare con pellicola e mettere al buio x 3 gg.
Dopo 3 gg l’impasto è fermentato, l’acqua sarà separata dall’impasto e andrà rimossa.
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2) ሊጥ Lit – Impasto
2 tazze di starter
6 tazze ca. di farina di teff
8 tazze ca. acqua
Mischiare la farina di teff con acqua fredda. Aggiungere gradualmente l’acqua e mescolare bene, spremendo i grumi con le dita. La mescola deve essere piuttosto densa.
Versate il tutto in un recipiente insieme al composto lievitante (Ersho), e lasciare a riposo coperto per 3 giorni, sigillando ermeticamente il recipiente per favorirne la fermentazione.
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3) አብሲት Absit – Gelatinizzazione
2 tazze d’acqua
1 di impasto
2/4 tazze d’acqua
Dopo 3 gg togliere l’acqua di copertura dell’impasto e mischiare.
Prendere una tazza di impasto e mescolare con due tazze d’acqua e mettere sul fuoco a bollire, fin quando non si cuoce e diventa molto denso. Raffreddare la mescola, e versarla nell’impasto, aggiungendo acqua fredda, da 2 a 4 tazze d’acqua a seconda della composizione ottenuta (si dovrebbe arrivare ad una struttura simile a quella dello yogurt).
Lasciar riposare il composto coperto da 2 a 4 ore, fin quando la consistenza non si stabilizza e cresce.
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4) መጋገር Megaggher – Cottura
Scaldare molto bene una padella antiaderente (quelle per le crêpes o piadina sono le migliori, ma vanno bene anche quelle normali). Eventualmente ingrassarla con burro o olio. In Etiopia si usano ampi ripiani in pietra, detti Mettad መጣድ, che possono produrre un’injera dal diametro molto più esteso di quello suggerito nella ricetta, che è ovviamente adattata agli strumenti occidentali.
Versare una piccola quantità di composto per la prima injera, che si fa più piccola come prova. Il composto si versa in senso circolare, da sinistra verso destra, e dall’esterno verso l’interno.
Appena si manifestano la maggioranza delle “bolle”, abbassare il fuoco e coprire con un coperchio. L’injera è generalmente cotta quando fuoriesce dal bordo della padella e si stacca da sola.
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Babilonia

Decolonizzare il concetto di “Scienza”

Molti termini fondamentali del linguaggio scientifico portano ancora l’inconfondibile articolo arabo che ne ricorda l’origine orientale e nord-africana.
Algebra, Algoritmo, Almagesto, Almanacco, Alambicco, Alcool, Alchimia.
I numeri che usiamo sono arabi. Il sistema decimale è indiano. La parola Cifra viene dalla radice semitica SEFFERE ሰፈረ, che significa “misurare” in lingua etiope Ge’ez.
La decolonizzazione mentale passa per una rivalutazione del concetto di scienza e conoscenza. Ci sono stati imposti dei criteri eurocentrici e televisivi a livello educativo, e siamo abituati a pensare che il tipico scienziato ateo bianco, alla maniera di Margherita Hack o Piero Angela, sia l’immagine del sapere moderno. In verità quella è l’immagine del loro utilizzo degenerato della scienza, che ha affiancato e storicamente sostenuto tutti i movimenti politici totalitari dell’Occidente, giustificandone spesso le atrocità.
Per giunta, qui noi ereditiamo un’immagine galileiana della scienza, inquisita dal Cardinale Bellarmino e dall’oscurantismo culturale del Vaticano, che dunque si pone in opposizione polemica alla fede. Tutto ciò è viziato dalla romanizzazione della fede cristiana, dalla falsificazione mortificante dello spirito biblico originale, dacché soltanto la Chiesa Romana ha storicamente praticato l’inquisizione anti-scientifica, e in maniera spietata. In realtà, il metodo scientifico, di cui si vantano così tanto per distinguere la loro civiltà dall’Oriente e dall’Africa dei “superstiziosi”, gliel’hanno insegnato proprio dei religiosi africani e orientali, provenienti da ambienti in cui rivelazione e ragione erano unificate nella coscienza e si nutrivano a vicenda senza contraddizione, come era in principio.
Nel Mese della Storia Nera, mentre ci insegnano che matematica e logica vengono dai Greci, ricordiamoci che non si costruiscono le Piramidi senza matematica né logica, e che la giovane civiltà Europea ha conosciuto tutte le sue moderne discipline nei libri dei padri neri e nella loro storia.
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Haile Selassie I - Insegnamenti

Proteggere Alberi e Foreste

“Le risorse forestali del Nostro Impero costituiscono uno degli elementi più importanti di ricchezza della Nostra terra. Quando le Nostre foreste sono propriamente conservate, esse proteggono il suolo fertile dell’Etiopia dall’erosione, e rendono il paesaggio verde e bello. Ma quando le foreste sono trascurate e gradualmente distrutte, la ricchezza della Nostra terra viene progressivamente ridotta e il paese diventa lentamente brullo e sterile.
Il taglio della legna è un’importante fonte di introito per la nostra popolazione rurale. Ma il suo tagliare senza necessità e il suo abuso di legname stanno a dimostrare chiaramente che essa non comprende l’importanza grande e di vasta portata della preservazione delle Nostre foreste.
Gli utilizzi degli alberi sono molti e vari. I boschetti di alberi proteggono i nostri campi e le nostre piantagioni dall’essiccazione ad opera dei venti del deserto, che soffiano dalle regioni vicine. Durante i mesi estivi, essi forniscono umidità e ombra. Se non verranno immediatamente piantati altri alberi per rimpiazzare quelli abbattuti di tempo in tempo, i Nostri costanti sforzi per conservare e sviluppare la ricchezza del Nostro paese – per il benessere delle generazioni presenti e future – saranno resi inefficaci e futili. Siamo grandemente addolorati nell’osservare come molte migliaia di gasha di ricca terra forestale vengano distrutti ogni anno dal taglio avventato di legname, dallo sconsiderato incendio delle foreste, dal pascolo forestale sregolato, e da altri abusi della Nostra ricchezza forestale, dovuti all’ignoranza popolare e al desiderio di vantaggio temporaneo da parte del Nostro popolo.”
– Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I –
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Poesia Spirituale

Jah Marley

Sia lode al Profeta
della Tribù di Giuseppe
venduto per la moneta
in terra straniera
egiziana della serpe,
la sua vita
colonizzata
ghettizzata
e tuttavia seppe
tornare in patria
trionfante
la maledizione ruppe
da cantante
del Re
annunciatore potente
che allieta,
con la sovranità
completa
della cultura
Africana
ed Etiope
maestro del reggae
la vibrazione
regale
che rende
la testa quieta
libera la mente
da tutte le fisime,
icona
dell’incanto
che ti colpisce
ma sei contento
che ti percuote
senza lamento
e devasta
Sodoma
con le liriche
semplici
ed intime,
dovrebbe essere
analfabeta
mentre snocciola
l’ennesima
perla di coscienza
assoluta
la verità è un offesa
è l’ultimo
che ride
che poi vince,
Jah Vive
nell’ombra segreta
ecco nella carne
un altro re elegante
manifesta
la supremazia
che non si divide
ma s’eredita,
un regno
di prìncipi e regine
che marcia
coesa
su linee continue
e noi tutti
condotti a Rastafari
dalla voce
delle sue musiche
mistiche,
Hon. Robert Nesta
Marley Om
mago delle metriche
padre della fede
nell’occidente
neopagano Siòl
le bellezze
profetiche
del nazireo
coronato
da trecce
archetipiche,
ha abbattuto
pregiudizio
e critiche
contro mulatto
e razza nera
ha riscattato
l’onore
con la carriera
testimoniato
che non c’è liberazione
nell’ideologia
del milite,
del loro partito
di confusione
europea
soltanto l’Imperatore
è cosa seria
aldilà delle dispute,
tanto pericoloso
per l’anima
assatanata
da tendergli
un’imboscata
quella sera
ma proiettile
che tema
non c’era
riprese
la battaglia
con maggiore lena
invincibile,
battezzata
e purificata
la sua statura
appena prima
che morisse
a questa vita
dura
come neonato
fu consegnato
al giudizio
della storia
visibile,
Berhane Selassie
Luce della Trinità
Invisibile
fu consacrata
la sua funzione
rivelatoria
campeggia
la Sua Statua
nella piazza
ad Addis Ababa
i bambini
lo cantano
a memoria
è irripetibile.

 

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Haile Selassie I - Insegnamenti

I Residui del Colonialismo

“I passati territori coloniali, che hanno adesso ottenuto indipendenza e libertà, sono oggi assaliti dai residui del colonialismo. Persino quando questi passati territori coloniali hanno in qualche rispetto tratto beneficio dall’amministrazione coloniale, questi stati hanno ereditato un popolo diviso in sé stesso – il risultato delle politiche di ‘dividi e governa’ dell’era coloniale. Ciò è diventato una malattia cancerogena che si sta diffondendo velocemente con l’effetto non soltanto di opporre fratello contro fratello, ma anche di mettere in pericolo la pace e la sicurezza internazionali.”
– Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I –
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Babilonia

Religione – Relego – Legione

Quanto deve risultare opprimente per le menti, evocare continuamente il concetto latino della spiritualità per pronunciarla o descriverla: una parola etimologicamente imparentata con “Relegare” e “Legare”, che comunica mortificazione personale, prigionia mentale e condizionamento medievale.
In lingua etiopica, per dire la stessa cosa uso la parola biblica Haymanot ሃይማኖት, che è composta da due elementi: “Hay“, che significa VITA (Heywet) e “Amman“, che vuol dire VERITA’. Si può rendere dunque come “Verità della Vita“, che è una definizione precisa ed edificante per ogni fede religiosa.
Essa implica la fusione di Verità spirituale e Vita materiale, una concezione integrale e unitaria della spiritualità, l’inverso del dualismo “relegante” della visione occidentale, che invece descrive una realtà parziale, scissa e in conflitto.
La parola Haymanot è il compimento dell’insegnamento del Signore: “Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni 14,6). In effetti la Via, “Fenot“, è anch’essa implicita nella parte finale di “Haymanot“, che può essere così considerata una fusione delle tre parole Via, Verità e Vita.
In italiano, invece, tutte le volte dico RELIGIONE dico LEGIONE. Ovvero, intendo la fede biblica afro-semitica nella sua versione romanizzata, che ha confuso i santi con i loro nemici ed oppressori: dipingono un Cristo biondo con gli occhi azzurri, ad immagine della razza dei Suoi crocifissori ed invasori; quando salutano la Vergine Maria dicono “Ave“, come se fossero al Colosseo; nei film sulla vita di Cristo, il cast è tutto bianco americano ed europeo; ritraggono San Michele come un legionario romano.
In verità “Legione” è il nome di un gruppo di diavoli, nome che loro stessi pronunciarono:
«Gli diceva infatti [Gesù]: «Esci, spirito immondo, da quest’uomo!». E gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione» gli rispose, «perché siamo in molti». (Marco 5,8-9)
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Haile Selassie I - Insegnamenti

Seguite l’Esempio delle Api

“L’Etiopia e il popolo Etiope hanno passato un altro anno nel loro riuscito adoperarsi per una vita migliore, e un inventario dell’anno passato ci rende fiduciosi di continuare i conseguimenti in questo Nuovo Anno e negli anni innanzi. Questo avviene perché le fondamenta che abbiamo deposto e continuiamo a deporre, mentre viaggiamo sulla strada maestra del progresso, assicurano la stabilità e resilienza di una sovrastruttura che siamo impegnati a costruire sotto il moderno Etiopianismo. La splendida cooperazione e collaborazione in mezzo al nostro popolo, e il suo risoluto adoperarsi per educazione e illuminazione, portano alla mente quelle proverbiali indaffarate operaie – le api – che combinano i loro sforzi e il loro lavoro per il bene comune”.
– Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I –
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Babilonia

Tradimento – Tradizione – Traduzione

Secondo la Scrittura Biblica, in principio “tutto il mondo aveva una sola lingua e una sola parola” (Genesi 11, 1), la stessa che Dio aveva utilizzato per creare il mondo e che aveva insegnato ad Adamo primo uomo. Ma quando gli uomini costruirono – attraverso gli straordinari poteri logici e scientifici offerti da quel linguaggio – una struttura che giungesse ai cieli per rivaleggiare con Dio, furono da Lui puniti con la confusione delle lingue, mentalmente depotenziati e socialmente dispersi, presso la celebre Torre di Babilonia, archetipo dei grattacieli e di ogni potere tecnologico dell’uomo che si erge superbamente contro Dio, la Verità e la Giustizia.
A quel punto, la tradizione etiope ci dice che si originarono 72 lingue parlate e 20 alfabeti scritti, tra cui quello latino che stiamo maneggiando. Lingue ed alfabeti figli della confusione e dell’alterazione, che in loro stessi portano testimonianza perpetua di contraddizione e perversione psicologica, come anche Dante ha riconosciuto in una delle sue opere, il “De Vulgari Eloquentia”.
Mentre la lingua Ge’ez originale è fondata sul Verbo di Dio, evocativa, onomatopeica e accordata alle forme della Natura, perfettamente coerente nelle radici e matematicamente bilanciata attraverso il calcolo gematrico, le lingue dell’occidente, in particolare quelle più recenti, sono il frutto di convenzionalità e mescole storiche irrazionali, che foggiano uno strumento cognitivo altamente artefatto e contorto.
La lingua del serpente è biforcuta, il suo parlare è doppio secondo la doppiezza del suo cuore, ipocrita e subdolo, internamente scisso nel senso e nella mentalità. Così come “gli spiriti immondi, quando lo vedevano, si gettavano davanti a lui e gridavano: <<Tu sei il Figlio di Dio!>>” (Marco 3,11), e come il Signore diceva ai propri nemici accusatori “Tu lo dici!“, così questa lingua doppia deve confessare la verità e tradirsi, come un serpente che mangia sé stesso. La profezia infatti recita:
Ogni ginocchio si piegherà, e ogni lingua confesserà“, persino quella dei nemici. Che lo fa proprio nella parola TRADIMENTO.
La radice di questa parola è il verbo latino “tradere”, che significa consegnare, tramandare. Molto curiosamente, l’associazione semantica tra il tradimento come atto di slealtà, e il tradere inteso come consegnare, deriva proprio dalla storia della Cristianità, quando nei primi secoli, durante le persecuzioni romane, i “traditores” erano coloro che consegnavano alle autorità imperiali i libri, le reliquie, gli oggetti santi e anche i fratelli della Chiesa Cristiana.
Altrettanto curiosamente, questa stessa radice compare nella parola utilizzata per indicare la TRADIZIONE, che dunque, dal punto di vista strettamente linguistico, equivale perfettamente a TRADIMENTO, come forma sostantivata della radice TRADERE. Lo stesso può essere applicato alla parola TRADUZIONE, da cui anche il detto popolare “Traduttori Traditori”.
La lingua italiana confessa in sé stessa che la Sua Tradizione è un Tradimento, dacché basata su una versione romanizzata di quella fede Cristiana Afro-Orientale contro cui i Romani hanno praticato eccidio e persecuzione oltre misura più di qualunque altra civiltà, a partire dalla croce su cui uccisero Cristo Stesso: una versione manipolata e falsificata, che rappresenta un pieno rinnegamento dei principi e dei costumi della Cristianità Originale.
Ed è un tradimento anche la loro traduzione della Bibbia e del linguaggio Cristiano. E’ evidente che la lingua europea e pagana del latino non può comunicare lo spirito della letteratura biblica semitica, né rendere adeguatamente la sua mentalità spirituale originaria, e tutta la loro interpretazione teologica è viziata da questa romanizzazione forzata e snaturante, praticata per interessi politici coloniali di dominazione culturale.
Ecco dunque l’illusione del Papa di Roma, che non riflette alcuna somiglianza con la vita di Cristo, mentre ricorda precisamente, nei modi e nell’attitudine, i politici e i sovrani romani, e come loro, a differenza di Cristo, si sbarba; tuttavia pretende di rappresentarLo sulla Terra in maniera esclusiva e infallibile, e dichiara il Vaticano “culla della Cristianità“, mentre è la culla dei suoi crocifissori.
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